vorrei parlarti. vorrei non avere paura. vorrei parlarti. dipingendo. perchè con le parole non so comunicare con gli altri. dipingerei col mio sangue. una vista sul mare. o su un lago. o degli animali. chiederei ai miei dipinti di parlarti al posto mio. ma forse nemmeno loro. grondanti di sangue potrebbero comunicare. anche se in realtà. comunico di continuo. parlo di continuo. sto urlando non mi vedi. il sangue cola dai miei dipinti. lento. mentre pure loro urlano. è tutto un unico grido. che vorrei poter controllare. vorrei diventasse una canzone. perchè ti fosse piacevole ascoltarmi. invece avere a che fare con me è come una lobotimia. ti scavo in un occhio con un ferro. danneggiandoti il cervello. sono peggio dell'alcol. della droga. scavo senza pietà nella tua materia grigia. mentre tutto quello che senti sono urla. su uno sfondo tutto rosso. tutto vivo. che cola via. guardami. mi sto sciogliendo. una candela di cera. solo che colo sangue. allungo le braccia. vorrei essere abbracciata. essere presa in braccio come una bambina. ma l'unica cosa che mi stringe sono le catene che mi legano. i pesi ai piedi. sto affondando nello stesso sangue che ho usato per dipingere. per provare a parlarti. per raggiungerti. invece l'effetto è il contrario. la melma mi sta risucchiando. sono dentro me stessa. e anche se fossi fuori. tu sei già andato via. come chiunque altro. e io bloccata. penso che avrei fatto meglio a stare zitta. non provarci nemmeno. comunicare. quest'arte. che cosa posso fare. se sono solo un urlo. sangue. catene. non ho nulla di bello da comunicare. il problema è quello. non il trasmettere in sè. quello lo so fare. con una violenza fortissima. che nessuno vuole provare.
ancora una volta ho impugnato una corona in mezzo a tantissimi spettatori. l'ho posata sul mio capo tremando. in questi mesi. questo ultimo anno e mezzo ho combattuto. come sempre. come ogni giorno. aprendo gli occhi. un piede giù dal letto e la mente che inizia a correre caotica. prevedendo quali campi saranno terreno di battaglia oggi. domani. quali lo sono stati ieri. appena sveglia sono già pronta. enormemente stanca. dopo aver passato mesi in campi di battaglia interni. e ancora una volta scivolata lungo ripide pareti scoscese. spaccandomi le mani in carne viva. e rischiando che il mio nucleo più nero. quell'oscurità che alberga alla mia radice. mi prendesse del tutto. è stata l'ennesima arrampicata titanica per uscire da me stessa. mentre all'esterno maldestra ho continuato a combattere anche contro il mondo. a occhi rovesciati mentre mi cerco su queste pareti rocciose. un tanfo nauseabondo proviene dalla palude che è il mio nucleo. quel buco nero. affamato di amo...
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