i giorni della merla. ma nessun ghiaccio. nemmeno un cristallo. non un fiocco di neve. tra i rami scivola la pioggia. è tutto intiepidito. il gelo è nelle mie ossa. mentre guardo il cielo piangere. mi domando quanto è che non piango. troppo. ho passato anni a piangere ogni singolo giorno. e ora sono arida e congelata. dai piedi sale lento il congelamento. le dita sono già andate. necrosi consumante. si mangia ogni lembo di carne che ho attaccato addosso. vorrei arrivasse la vera primavera. il sole che scalda. distendermi al sole. come un panno che è stato appena lavato. lavatrice. centrifuga. ottocento giri al minuto. mi gira ancora la testa. eppure non fa freddo. il riscaldamento globale. il mondo che decade. le gocce di pioggia sulla finestra. e io qua. ancora qua. seduta guardo il gelo mangiarmi. mi consumerò. che io sparisca da qualche parte è solo questione di tempo. quanto rimarrò ancora a combattere in prima linea. non è neanche più questione di stanchezza. ormai il ghiaccio si è preso pure quella. ogni tanto arriva a ondate. a vampate il fuoco. brucio per un attimo. qualche secondo. si stravolge tutto. sono quasi pronta a piangere come al solito. e poi con la stessa velocità ritorno nel ghiaccio. non so come sistemare nulla. questo equilibrio mi sfugge da troppo tempo. per estremi. ti amo. ti odio. ti voglio. non voglio nessuno. e comunque il cuore è spezzato sempre. cambia poco come agisco. che sia congelato. che sia ardente. è un punta spilli per lame di qualsiasi genere. se mi iberno potrei durare in eterno. ma non ci sarei più. preferirei ardere a morte in breve tempo. una supernova. prima di vedere tutto il mondo cadere. degradare oltre. lasciami guardarti negli occhi mentre scompaio.
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