una scala a chiocciola. verso il centro della terra. una spirale discendente. verso il cuore bruciante del pianeta. cammino su scalini incandescenti. odore acre. il fumo. la mia carne carbonizzata. e imperterrita comunque continuo a scendere. apro gli occhi presto di nuovo attenzione alla realtà. son con te. e sono sotto terra. sono presente. e assente. mentre mi sento bruciare. mi focalizzo ti parlo. ti ascolto. vorrei entrare in contatto. ma se guardi a fondo. vedi il centro della terra. i miei occhi una cornice di fuoco. apro la bocca. vorrei spiegare. vomito acido mi corrode la lingua. non riesco a trattenermi. te lo sputo addosso. sento la tua paura. quando ormai è troppo tardi. fuggi. fuggi lontano. mentre guardo l'eterno abbandono che mi circonda. mi concentro di nuovo sugli scalini. una spirale discendente. che non riesco a spezzare. non c'è via di scampo. a volte vorrei che qualcuno camminasse al mio fianco. o mi parlasse dolcemente dalla crosta terrestre. ma non c'è niente di bello che io possa offrire. solo paura e terrore. distruzione e fuoco. un disastro disarmonico di schegge di cristallo. lucenti. e taglienti. non puoi pensare di prenderle in mano senza conseguenze. e non sono che la superficie di una bolgia infernale. non si tratta di non avere coraggio di affrontarla. è che nessuno vuole. ne dovrebbe volerlo. discendere al centro della terra. o bruciare eternamente. o semplicemente. guardarmi.
ancora una volta ho impugnato una corona in mezzo a tantissimi spettatori. l'ho posata sul mio capo tremando. in questi mesi. questo ultimo anno e mezzo ho combattuto. come sempre. come ogni giorno. aprendo gli occhi. un piede giù dal letto e la mente che inizia a correre caotica. prevedendo quali campi saranno terreno di battaglia oggi. domani. quali lo sono stati ieri. appena sveglia sono già pronta. enormemente stanca. dopo aver passato mesi in campi di battaglia interni. e ancora una volta scivolata lungo ripide pareti scoscese. spaccandomi le mani in carne viva. e rischiando che il mio nucleo più nero. quell'oscurità che alberga alla mia radice. mi prendesse del tutto. è stata l'ennesima arrampicata titanica per uscire da me stessa. mentre all'esterno maldestra ho continuato a combattere anche contro il mondo. a occhi rovesciati mentre mi cerco su queste pareti rocciose. un tanfo nauseabondo proviene dalla palude che è il mio nucleo. quel buco nero. affamato di amo...
Commenti
Posta un commento