sono come il cespuglio di rose della mia vecchia casa. appoggiato alla rete che divide il confine. legati i miei rami ad essa. per tenere su il mio peso. ma alcuni dei laccetti sono troppo stretti. hanno impedito la crescita naturale di alcune diramazioni.là i miei rami sono lesionati. rigonfi di linfa che non è andata ad alimentare quello che doveva. non c'è mai nessuno qua. non vedo mai nessuno. eppure li sento. i bambini della scuola poco distante. quando arrivano. a ricreazione. quando se ne vanno. sento gli uccellini. nel parco delle scuole. non si posano sui miei rami pieni di spine. a primavera butto più rami nuovi possibili. mi allargo. mi apro al mondo. cerco di toccare il cielo. cerco di toccare tutto. ma poi fiorisco. i miei fiori sono pesanti. non riesco più a reggermi. e allora arriva quella donna. e sceglie ogni volta secondo criteri a me sconosciuti. questi rami li taglia. questi li lega alla rete, vorrei essere libera. ma tutto ciò che sento è quella rete alle mie spalle. sostegno. e prigione, i miei fiori sono orribili. non sbocciano mai del tutto. iniziano a marcire ai lati prima che il centro si apra. sono fuxia. io odio il fuxia. non potevo essere rossa. come il sangue. o bianca. pura. o gialla. no fuxia. con questi boccioli mai schiusi. che pendono verso il basso. mentre cerco solo di tirarmi su. e nel giro di una settimana mi hanno tagliato tutto. sono di nuovo un arbusto spelacchiato. senza senza senso. aspetto l'inverno per fingermi dormiente. per fingere di riposare. mentre cerco di allungare le mie radici. in questo terreno pesante. argilloso. interrotto da gettate di cemento. e a primavera ci riproverò. ancora. e ancora. anche se lo so. da questa rete probabilmente. mi staccheranno solo quando sarò morta. sono sempre lì su questo confine. sono come quel cespuglio di rose della mia vecchia casa. non so più niente di quell'arbusto. vive. è morto. non saprei dire. e la stessa cosa posso dire di me.

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