sto urlando. ma non emetto alcun suono. mi fa male la gola. ma non mi sente nessuno. mi sferza un vento impietoso. non riesco a tenere gli occhi aperti. sento le mie lacrime. calde e poi subito gelide. la forza dell'aria me le spalma sulla pelle. urlo. più forte che posso. ma forse non sono più nel mondo che conosco. sono lontana da orecchie che potrebbero sentirmi. sono circondata da un branco di sordi. o forse peggio da chi non vuole sentire. che mi guardano. vedono solo metà del mio dolore. perchè non possono sentirmi. mi hanno messo in muto. basta loro guardare altrove. e passa tutto. ma non c'è niente che deve passare. è come se fossi io stessa fatta di urla. e lacrime. e sangue. cancellarmi dal paesaggio. silenziarmi. non mi farà smettere di esistere. non mi farà smettere di urlare. è tutto troppo complesso. tutto troppo frenetico. come se fossi dentro una scatola metallica. e la vita la scuotesse forte. sbatto dappertutto. non ho la forza di tenermi sulle pareti. non ho la forza per niente. continuo a urlare. abbiate pietà di me. se non sapete sentire. se non riuscite ad ascoltare. non tappatevi le orecchie. non voltate lo sguardo. sopprimetemi.
ancora una volta ho impugnato una corona in mezzo a tantissimi spettatori. l'ho posata sul mio capo tremando. in questi mesi. questo ultimo anno e mezzo ho combattuto. come sempre. come ogni giorno. aprendo gli occhi. un piede giù dal letto e la mente che inizia a correre caotica. prevedendo quali campi saranno terreno di battaglia oggi. domani. quali lo sono stati ieri. appena sveglia sono già pronta. enormemente stanca. dopo aver passato mesi in campi di battaglia interni. e ancora una volta scivolata lungo ripide pareti scoscese. spaccandomi le mani in carne viva. e rischiando che il mio nucleo più nero. quell'oscurità che alberga alla mia radice. mi prendesse del tutto. è stata l'ennesima arrampicata titanica per uscire da me stessa. mentre all'esterno maldestra ho continuato a combattere anche contro il mondo. a occhi rovesciati mentre mi cerco su queste pareti rocciose. un tanfo nauseabondo proviene dalla palude che è il mio nucleo. quel buco nero. affamato di amo...
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