piove. tutto è grigio. tutto si scioglie come un castello di sabbia colpito dall'acqua. tutto si fonde in un mare di grigio. non mi ero mai spinta così distante da tutto ciò che chiamavo casa. i paesaggi sono così alieni e pieni di magia. vorrei solo non si sciogliesse tutto. vorrei solo non sprofondare nella terra dove cammino. ma vi sono dentro fino alle ginocchia. nel fango. avanzo piano. a rilento. vorrei solo correre. volare. a enorme velocità. invece sono quasi bloccata. è come se fossi stata a letto così tanto da perdere tutto il tono muscolare. un mondo sconosciuto in cui sono appena venuta al mondo. devo reimparare a fare tutto. l'unica cosa che non ho mai smesso di fare è tenere in mano il mio coltello insanguinato. un'insegna. un cartello di pericolo. tenete una distanza di sicurezza. perché non riesco a riconoscere le facce. in questo grigio che si scioglie. vedo solo un mischiarsi di tutto. tutto mi è estraneo. tutto deve ancora essere catalogato. la difficoltà di una nascita a volte è opprimente. a volte mi spinge ad andare ancora più lontano. allenerò i muscoli. imparerò a distinguere le cose nel grigio. ma a quel punto come un razzo sarò volata anni luce in avanti. si tratta di evolversi a un ritmo mai visto. io che i cambiamenti li ho sempre fuggiti a gambe levate. ma é un'emergenza. il tempo scorre e io sto cercando tra infiniti mondi il mio. è una corsa a piedi scalzi. piedi rotti lacerati. ma la libertà di andarmene è un carburante speciale. sono proiettata nel tramonto color sangue. un'ombra cinese che corre verso l'orizzonte. trasformarsi mille volte ancora. o sparire nelle tenebre più buie della notte dei tempi. questa è la sfida.
ancora una volta ho impugnato una corona in mezzo a tantissimi spettatori. l'ho posata sul mio capo tremando. in questi mesi. questo ultimo anno e mezzo ho combattuto. come sempre. come ogni giorno. aprendo gli occhi. un piede giù dal letto e la mente che inizia a correre caotica. prevedendo quali campi saranno terreno di battaglia oggi. domani. quali lo sono stati ieri. appena sveglia sono già pronta. enormemente stanca. dopo aver passato mesi in campi di battaglia interni. e ancora una volta scivolata lungo ripide pareti scoscese. spaccandomi le mani in carne viva. e rischiando che il mio nucleo più nero. quell'oscurità che alberga alla mia radice. mi prendesse del tutto. è stata l'ennesima arrampicata titanica per uscire da me stessa. mentre all'esterno maldestra ho continuato a combattere anche contro il mondo. a occhi rovesciati mentre mi cerco su queste pareti rocciose. un tanfo nauseabondo proviene dalla palude che è il mio nucleo. quel buco nero. affamato di amo...
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