ho lo
stomaco a pezzi. da settimane. ho di nuovo male. un male dentro. che
irradia come un astro nero. buttando in ombra ogni angolo di me. potrei
dire che mi sto spegnendo. ma non è esattamente la stessa cosa. mi sto
oscurando. e allo stesso tempo. emano nero. anche definirlo buco nero
sarebbe improprio. ho finalmente manifestato ciò a cui ho lavorato di
più. non sono più un semplice voraggine. che assorbe tutto. bello.
brutto. rompendomi ogni cosa fino ai vasi sanguini nelle pupille. quel
tutto macerato dentro di me molte lune. sta uscendo fuori. acido.
corrosivo. nero puro.irradiato come luce. come inverso e opposto. ti sorrido mentre cammino per strada. mentre l'erba appassisce sotto il mio tocco. è come se in questi anni mi fossi riempita di veleno. e potere. ho molto più potere ora che mai. finalmente si inginocchieranno tutti se solo pronuncerò le giuste parole. e le giuste parole le conosco fin troppo bene ormai. a forza di sbagliare. a forza di provare. a dire quello che sento. a dire quello che voglio. a comunicare cosa provo in modo efficiacie. non è facile con le labbra cucite. e il sangue che gronda dalle mie braccia. sono riuscita a crescere amabile anche immersa nel buio. sembro ancora bella nonostante ho affilato i canini. non ti farò del male. mentre ti sorrido tutto attorno a me muore. quelle fauci mi servono solo a cancellare me stessa. tu puoi restare. e lo so. che lo sai. ma forse è anche a farti rimanere immobile di fronte a me. mentre non c'è differenza tra un ghigno famelico e un dolce sorriso.
ancora una volta ho impugnato una corona in mezzo a tantissimi spettatori. l'ho posata sul mio capo tremando. in questi mesi. questo ultimo anno e mezzo ho combattuto. come sempre. come ogni giorno. aprendo gli occhi. un piede giù dal letto e la mente che inizia a correre caotica. prevedendo quali campi saranno terreno di battaglia oggi. domani. quali lo sono stati ieri. appena sveglia sono già pronta. enormemente stanca. dopo aver passato mesi in campi di battaglia interni. e ancora una volta scivolata lungo ripide pareti scoscese. spaccandomi le mani in carne viva. e rischiando che il mio nucleo più nero. quell'oscurità che alberga alla mia radice. mi prendesse del tutto. è stata l'ennesima arrampicata titanica per uscire da me stessa. mentre all'esterno maldestra ho continuato a combattere anche contro il mondo. a occhi rovesciati mentre mi cerco su queste pareti rocciose. un tanfo nauseabondo proviene dalla palude che è il mio nucleo. quel buco nero. affamato di amo...
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