il sole è già diventato troppo forte. ha seccato ogni narciso. ogni fiore che stava nascendo. alcuni non hanno avuto nemmeno il tempo di sbocciare. boccioli avvizziti pendono dal mio cuore. mi aggiro in una città deserta. case vuote. porte sbarrate. o forse no. forse non sono vuote. dentro continua la vita. sono io che non posso entrarvi. mentre questo sole mi secca la pelle. me la spacca. come la terra dei campi in estate. percorro le vie desolate. ho sete la gola secca. qualcuno mi aiuti. mi dia dell'acqua. la cerco ovunque. mi lecco il sangue che mi cola dalle labbra spaccate. sperando mi disseti. è salatissimo. sono così stanca. così avvilita. così abbattuta. vorrei solo dell'acqua. e poi stendermi. dormire. morire nel sonno. il sole è accecante. e io ancora procedo. un pò a caso. su queste strade sconosciute. mi lascio guidare dal mio sesto senso. dal mio terzo occhio. non credevo mi sarei mai spinta così oltre. ogni cosa è ostile qui. non c'è un'anima che osa lasciarmi entrare in casa. ne che esce per darmi un bicchiere d'acqua. non ho più lacrime da piangere. non ho più acqua negli occhi. temo che presto diventerò cieca. procedere nel buio. sarà ancora più dura. il sole non smetterà di seccarmi. i boccioli secchi dei fiori che mi cadono dal petto non sono altro che una premonizione. farò anche io quella fine. diventerò grigia. accartocciata. friabile. un guscio vuoto. mi hanno tolto tutto. una casa. una famiglia. un sostegno. quella che era linfa e acqua per la mia vita. hanno costruito una diga. una diga altissima. un vajont in faccia. ma un vajont che non crollerà mai. perchè loro sono tanti. io una sola. eppure uno dietro l'altro. mi hanno voltato le spalle. una diga umana. che di umana ha solo la carne. il mio cuore pieno di amore non contava niente. a quanto pare. cado in ginocchio di fronte questo muro altissimo. urlo. hanno predetto la mia fine. la mia morte. poi mi hanno tolto l'acqua. l'acqua più pura e dissetante del mondo. sbatto i pugni sul muro della diga. con tuta la forza che ho. mi faccio male alle mani. continuo. per un pò. li supplico. poi mi alzo. mi giro. e me ne vado in silezio. torno alla pozza fangosa con gli altri esseri reietti. loro il mio amore lo vogliono. dividono la fanghiglia acquosa con me. non importa loro se siamo ai confini del mondo. almeno non siamo soli. non si ergono a giudici. non condannano. mi sento ormai parte del gruppo. un branco. di persone spaesate. di persone perse. tagliate fuori. è difficile. e fa sempre e comunque male. ma a loro posso dare il mio amore. e loro anche ne hanno un pò per me. non moriremo. finchè la nostra pozza non si seccherà. lasciando solo fango imbevibile. ma io ci provo. sfinita. scavo. raggiungerò l'acqua. irrigherò queste terre desolate. combatterò. e soffrirò. sempre di più. ma non importa. ci provo. ancora una volta. non posso arrendermi. fino a che non raccoglierò abbastanza dolore da farla finita. io non smetterò mai. di dispensare amore.
ancora una volta ho impugnato una corona in mezzo a tantissimi spettatori. l'ho posata sul mio capo tremando. in questi mesi. questo ultimo anno e mezzo ho combattuto. come sempre. come ogni giorno. aprendo gli occhi. un piede giù dal letto e la mente che inizia a correre caotica. prevedendo quali campi saranno terreno di battaglia oggi. domani. quali lo sono stati ieri. appena sveglia sono già pronta. enormemente stanca. dopo aver passato mesi in campi di battaglia interni. e ancora una volta scivolata lungo ripide pareti scoscese. spaccandomi le mani in carne viva. e rischiando che il mio nucleo più nero. quell'oscurità che alberga alla mia radice. mi prendesse del tutto. è stata l'ennesima arrampicata titanica per uscire da me stessa. mentre all'esterno maldestra ho continuato a combattere anche contro il mondo. a occhi rovesciati mentre mi cerco su queste pareti rocciose. un tanfo nauseabondo proviene dalla palude che è il mio nucleo. quel buco nero. affamato di amo...
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