quando torno a casa in treno non importa se mi siedo a destra. o sinistra. nella direzione del moto. o in quella contraria. guardo sempre dallo stesso lato. spesso mi ritrovo vicino al finestrino sbagliato. e fisso quello al di là del corridoio. degli altri sedili. guardo sempre di là. in sei anni ho visto il susseguirsi delle stagioni nei campi. cantieri in evoluzione. edifici venire ultimati. qualcuno essere buttato giù. il mutamento mi intristisce. vorrei essere una foto. vivere in una foto. per sempre con questo aspetto. venticinque anni. in mezzo alla natura sola che cambia. mentre le opere del uomo eterne come rimangono là. dietro di me. un confortante immutevole sfondo. e invece cambia tutto. così velocemente che non vedo più i contorni. non metto a fuoco più niente. tanto appena vedrò qualcosa muterà di nuovo. e avrò bisogno di altro tempo per focalizzarmi. sale la nebbia. ricopre tutto. vorrei sparirci per sempre. la carne mangiata dall'umidità di questa pianura che mi ha dato la vita e che pian piano se la sta riprendendo. pago con lacrime e sangue ogni cosa. premo i miei tagli restituendo alla terra la forza vitale che mi ha dato. non la voglio. non me ne faccio niente. se dentro sono tutta rotta. un meccanismo rotto non si muoverà correttamente nemmeno con tutta l'energia di questa terra. riprenditi tutto pianeta martoriato. come martoriata sono io. riprenditi il mio corpo. voglio riposare sotto una coltre di terra. sciogliermi e essere tutto e niente. ti restituirò tutto il dolore che mi hai dato mondo. una volta che una parte di te mi avrà inghiottita.
ancora una volta ho impugnato una corona in mezzo a tantissimi spettatori. l'ho posata sul mio capo tremando. in questi mesi. questo ultimo anno e mezzo ho combattuto. come sempre. come ogni giorno. aprendo gli occhi. un piede giù dal letto e la mente che inizia a correre caotica. prevedendo quali campi saranno terreno di battaglia oggi. domani. quali lo sono stati ieri. appena sveglia sono già pronta. enormemente stanca. dopo aver passato mesi in campi di battaglia interni. e ancora una volta scivolata lungo ripide pareti scoscese. spaccandomi le mani in carne viva. e rischiando che il mio nucleo più nero. quell'oscurità che alberga alla mia radice. mi prendesse del tutto. è stata l'ennesima arrampicata titanica per uscire da me stessa. mentre all'esterno maldestra ho continuato a combattere anche contro il mondo. a occhi rovesciati mentre mi cerco su queste pareti rocciose. un tanfo nauseabondo proviene dalla palude che è il mio nucleo. quel buco nero. affamato di amo...
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