mi hanno detto che sono insistente. persistente. non semplicemente immobile. e nemmeno semplicemente bloccata. sono io stessa ad essermi legata i piombi alle caviglie. non ho venticinque anni. e nemmeno di più nonostante io mi senta vecchia. ne ho undici. circa undici. e mi sento proprio così esausta perchè sono quattordici anni che ne ho undici. pensavo di essermi evoluta. di essere andata avanti. invece sono ancora qua. sempre rimasta qua. mentre nella mia mente mi figuravo di procedere alle caviglie mi sono legata dei pesi. e ho guardato le schiene degli altri andare avanti. mentre non fingevo nemmeno di raggiungerli. ma sul soffitto della mia camera proiettavo sogni e desideri. talmente lontani dalla realtà. mi guardavo questi film. dicendomi di aspettare. che sarebbe tutto poco alla volta emerso. sii paziente nicole. mi dicevo. arriva tutto. a portata di mano. magari solo per un secondo ma puoi afferrare tutto. improvvisa. ce la farai. ma ora ad improvvisare diventa troppo rischioso. troppo spaventoso. rimanendo ferma ma allo stesso modo provando di liberarmi. il filo di ferro con con cui mi sono legata i piombi ai piedi mi ha lentamente scavato nella carne. a caviglie scoperte. su una pozzanghera di sangue raffermo. potrei provare a muovere un passo. col rischio di perdere un piede. paralizzata vedo tutti gli altri ormai lontanissimi. e io che ancora una volta ritardo. non sono al passo. non ci riesco. e il tempo vola. vola sempre. sempre più veloce. io sto continuando a marcire. prima o poi non rimarrà più nulla di sano. sarò consumata da me stessa. e rimarrà solo un corpo in putrefazione a terra. devo decidermi. devo muovermi. almeno un passo. poi sarà più facile. posso trascinarmi i pesi dietro. ne ho la forza. posso trovarla nella disperazione che cresce. sfruttarla a mio vantaggio per farmi muovere. strada facendo riuscirò a recidere i fili. diventerà più facile. evolverò davvero. lo sto proiettando sul soffitto della mia camera in una luce rosa e azzurra. come nel tramonto. deve finire un'altra epoca. il mio tempo si sta esaurendo velocemente. se non trovo una nuova dimensione. sparirò da questa. mentre lo proietto sul soffitto piango. so che quando muoverò il primo passo farà ancora più male. potrebbe starmisi un piede e finire tutto ancora prima. ma non posso più attendere. ho migliaia di lame che mi premono sulla schiena. sempre più forte. ma gradualmente. prima o poi mi lacereranno.
ancora una volta ho impugnato una corona in mezzo a tantissimi spettatori. l'ho posata sul mio capo tremando. in questi mesi. questo ultimo anno e mezzo ho combattuto. come sempre. come ogni giorno. aprendo gli occhi. un piede giù dal letto e la mente che inizia a correre caotica. prevedendo quali campi saranno terreno di battaglia oggi. domani. quali lo sono stati ieri. appena sveglia sono già pronta. enormemente stanca. dopo aver passato mesi in campi di battaglia interni. e ancora una volta scivolata lungo ripide pareti scoscese. spaccandomi le mani in carne viva. e rischiando che il mio nucleo più nero. quell'oscurità che alberga alla mia radice. mi prendesse del tutto. è stata l'ennesima arrampicata titanica per uscire da me stessa. mentre all'esterno maldestra ho continuato a combattere anche contro il mondo. a occhi rovesciati mentre mi cerco su queste pareti rocciose. un tanfo nauseabondo proviene dalla palude che è il mio nucleo. quel buco nero. affamato di amo...
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