sono ormai passati quattordici anni. da quando ha iniziato questo buio. da quando ha iniziato a crescermi questa orrida muffa nella testa. se mi si chiede da quando è successo che ho perso la voglia di vivere io la so bene la risposta. è iniziato tutto quando avevo undici anni. ricordo ancora con estrema lucidità. io stesa a terra di casa mia. a piangere. urlare. chiedere a dio di prendersi la mia vita. perchè io da sola non lo avrei mai fatto. all'epoca credevo in dio. ci credevo tanto. speravo che un giorno vicino mi avrebbe lasciata morire. o che mi avrebbe mostrato la luce. una strada. e sono passati quattordici anni. io sono cambiata. ma non poi così tanto. non credo più in dio. ma proprio per niente. e forse questa è la differenza più grande. dalla nicole undicenne a quella di ora. non credo più in niente. se non che forse i miei pensieri stessi alimentano la muffa. come pensieri formanti. la mia realtà è modificata dalla mia testa. e qui si stende un cammino su un sentiero di pietre acuminate che mi si infilano nei piedi. ma è come se avessi create io stessa quelle pietre. da quattordici anni oscillo attorno a un umore decisamente basso. quando risalgo. mi sembra di scorgere una luce. ci credo la vedo. posso vivere anche io. posso trovare un posto nel mondo. può non fare schifo tutto. e poi mi sveglio ce sono su un precipizio. non sto correndo verso la salvezza. sto correndo su un crinale scosceso con le gambe distrutte. e a quel punto non ho nemmeno la forza di gridare. precipito giù. alla velocità della luce. uno schianto a terra. non ci riesco. non ci riesco più. spero che qualsiasi cosa si prenda la mia vita. qualsiasi. ma non accade mai. dopo un po' mi rialzo. alla fine non posso stare stesa per sempre qua giù in una pozza di sangue secco. incrostata di fango. inizia a piovere. mi lavo via il grosso. e riprendo a salire. salite che sono ogni volta più ripide. salite rese scivolose dalla pioggia. piango. piango tanto. ogni giorno a casa mi stendo a terra e piango. urlo. la sera non vedo l'ora di dormire. chiudo gli occhi e spero di non aprirli più. e poi ogni volta. ogni volta li riapro. e ormai inizia a farmi male tutto ancora prima di aprire gli occhi. appena mi riparte il cervello è già dolore. ovunque. fisico e mentale. e io impotente. mi alzo mi trascino ancora una volta. ancora una volta vivo. e ci provo. senza speranza di integrarmi. senza speranza di trovare un posto al mondo per me. senza speranza di vedere un giorno tutto con serenità. e sto perdendo la pazienza. per anni ho dissimulato tutto con grande maestria. sembravo quasi una persona solare. allegra. ora non me ne frega più niente. questa muffa si è espansa. ha ricoperto tutto. i miei occhi. il naso. le orecchie. sono distante milione di anni luce. e più mi allontano meno sarà possibile tornare indietro. vorrei solo non esserci mai.
ancora una volta ho impugnato una corona in mezzo a tantissimi spettatori. l'ho posata sul mio capo tremando. in questi mesi. questo ultimo anno e mezzo ho combattuto. come sempre. come ogni giorno. aprendo gli occhi. un piede giù dal letto e la mente che inizia a correre caotica. prevedendo quali campi saranno terreno di battaglia oggi. domani. quali lo sono stati ieri. appena sveglia sono già pronta. enormemente stanca. dopo aver passato mesi in campi di battaglia interni. e ancora una volta scivolata lungo ripide pareti scoscese. spaccandomi le mani in carne viva. e rischiando che il mio nucleo più nero. quell'oscurità che alberga alla mia radice. mi prendesse del tutto. è stata l'ennesima arrampicata titanica per uscire da me stessa. mentre all'esterno maldestra ho continuato a combattere anche contro il mondo. a occhi rovesciati mentre mi cerco su queste pareti rocciose. un tanfo nauseabondo proviene dalla palude che è il mio nucleo. quel buco nero. affamato di amo...
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