è un fiore. il più bello mai visto. ed è ricoperto di spine. che mi trafiggono l'anima. la luce è bianca. forte. io sono sola. mi guardo. e capisco. un'onda mi travolge. lo sento dentro di me, il mare. le onde si infrangono sotto la mia pelle. vorrei urlare. tendimi una mano. ma le mie labbra sono cucite. lo sono sempre. sono muta. vorrei muovermi. ma non lo so più fare. il mio corpo non mi appartiene più. lo vedo là esterno. eppure ci sono dentro. è la mia prigione. vorrei lacerarlo in pezzi. esplodere. diventare una supernova. liberarmi di tutta questa merda. che sono diventata. è peggio di quando mi sentivo marcire. ora mi sento solo merda. e non so più se io scrivo quello che sento. o sento tutto quello che scrivo. dove sta la differenza. quando sono qua in inginocchio. a piangere una morte che non arriva mai. è una guerra sempre più dura. una fuga straziante sul filo della disperazione. potrei cadere giù. annegare. ho chiuso gli occhi. non voglio guardare. continuo a muovere le gambe sperando mi portino da qualche. sperando non cedano. sperando di non cadere. il mare ora è là sotto. lo vedo anche a occhi chiusi. le onde si schiantano su una scogliera a centinaia di metri sotto di me. per quanto stringa gli occhi in questa corsa. continuo a vedere il mare. il suono delle onde che si infrangono scava nella mia testa. come se mi avessero piantato un cucchiaio nelle orecchie. potrei vaporizzarmi nell'aria nel giro di un istante. ricorda la mia faccia. io l'ho già dimenticata. vado a fuoco.
ancora una volta ho impugnato una corona in mezzo a tantissimi spettatori. l'ho posata sul mio capo tremando. in questi mesi. questo ultimo anno e mezzo ho combattuto. come sempre. come ogni giorno. aprendo gli occhi. un piede giù dal letto e la mente che inizia a correre caotica. prevedendo quali campi saranno terreno di battaglia oggi. domani. quali lo sono stati ieri. appena sveglia sono già pronta. enormemente stanca. dopo aver passato mesi in campi di battaglia interni. e ancora una volta scivolata lungo ripide pareti scoscese. spaccandomi le mani in carne viva. e rischiando che il mio nucleo più nero. quell'oscurità che alberga alla mia radice. mi prendesse del tutto. è stata l'ennesima arrampicata titanica per uscire da me stessa. mentre all'esterno maldestra ho continuato a combattere anche contro il mondo. a occhi rovesciati mentre mi cerco su queste pareti rocciose. un tanfo nauseabondo proviene dalla palude che è il mio nucleo. quel buco nero. affamato di amo...
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