un altro anno è trascorso. e non sono ancora andata da nessuna parte. a stento ho mosso qualche passo. ma non so che direzione sia. c'è già aria di primavera. è il riscaldamento globale. che scioglie la brina di marzo. come se domani dovessero sbocciare tutti i fiori. tutte le opportunità che pensavo di avere davanti sono scemate. sparite. sciolte nel nulla. come quella brina. che ancora dovrebbe essere qui. invece questo caldo tossico ha reso l'inverno un vago sogno. e non farà sbocciare nessun fiore. sotto questa cappa di inquinamento. aspetterò invano i narcisi. aspetterò invano nuove possibilità. nuovi treni. arranco intanto. cercando la direzione giusta. a tentoni. sperando di cogliere con lo sguardo un bocciolo. una punta di colore in questo grigio soffocante. ma mi rendo conto che il terreno non è fertile. qui sono già passata. o forse è un deja vu. non lo so. ma mi sembra di aver già raccolto tutti i fiori di queste terre. e poi quando mi sono accorta che erano marciti. sono tornata indietro per prenderne altri. ma qui non c'è più nulla. eppure la linea dell'orrizzonte ha qualcosa di diverso. il terreno stesso mi sembra diverso. questa landa desolata. è diversa da qualche tempo fa. o forse è un'altra. molto simile. in cui qualcun altro ha raccolto ogni fiore. eppure. respiro. smog. ho proprio la sensazione di essere tornata indietro. quest'asprezza del paesaggio. questo silenzio. quest'aria soffocante. ho già vissuto tutto questo. mi specchio in una pozzanghera grigia. mi vedo invecchiata. di colpo. ma non è solo quello. anche guardandomi. mi sembra di essere tornata indietro. mi sono già vista così. mi sono già odiata così. come odio questa vastità di nulla attorno a me. forse sono già in declino. forse quello di essere sbocciata in qualche modo. con un goccio di amor proprio che splendeva come un piccolo sole rosso nel petto. è stato solo un sogno. una proiezione. da qui non mi sono mai mossa. ho solo chiuso gli occhi volando in fasulli mondi altri. mondi migliori. nel frattempo attorno a me il paesaggio è cambiato. con il susseguirsi dei mesi. delle stagioni. è stato un sonno lungo quasi tre anni. ecco perchè attorno a me tutto è conosciuto. eppure diverso. vorrei gridare. piangere. buttarmi a terra. in preda alla disperazione. ma non ho un filo di voce. e nemmeno mezza lacrima. sono arida come questa valle. l'unica cosa che sento. è l'odio che sale come un magma. e che io cerco di ignorare. sperando che sparisca. mi brucia lo stomaco. ma ancora non abbastanza da vomitare in quel minuscolo specchio d'acqua. che mi riflette per come mi percepisco. un ammasso di schifo. con le prime rughe. vorrei cavarmi gli occhi. non vedermi mai più. vorrei sparire. che nessuno mi veda mai più.
ancora una volta ho impugnato una corona in mezzo a tantissimi spettatori. l'ho posata sul mio capo tremando. in questi mesi. questo ultimo anno e mezzo ho combattuto. come sempre. come ogni giorno. aprendo gli occhi. un piede giù dal letto e la mente che inizia a correre caotica. prevedendo quali campi saranno terreno di battaglia oggi. domani. quali lo sono stati ieri. appena sveglia sono già pronta. enormemente stanca. dopo aver passato mesi in campi di battaglia interni. e ancora una volta scivolata lungo ripide pareti scoscese. spaccandomi le mani in carne viva. e rischiando che il mio nucleo più nero. quell'oscurità che alberga alla mia radice. mi prendesse del tutto. è stata l'ennesima arrampicata titanica per uscire da me stessa. mentre all'esterno maldestra ho continuato a combattere anche contro il mondo. a occhi rovesciati mentre mi cerco su queste pareti rocciose. un tanfo nauseabondo proviene dalla palude che è il mio nucleo. quel buco nero. affamato di amo...
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