cinque anni. sono passati cinque anni. corsi. scivolati via. in un turbinio di niente. questo diventa la vita dopo la morte. niente. una persona sparisce. si elabora la scomparsa. e niente. non c'è più niente. se non ricordi. sempre più sbiaditi. sempre più lontani. la mia mente è un libreria. senza un granello di polvere. ogni giorno spolvero parte del catalogo. ogni ricordo di mia mamma è ben tenuto. riguardato spesso. è come buttare anticoagulante sulle ferite. pulirle. tenerle aperte. fresche. un dolore che mi toglie lucidità è costante. ma è così che ho scelto di vivere. sono una guardiana di ricordi. elaborare i fatti. passare oltre. sono caratteristiche in me mancanti. ma non le desidero. tutto questo dolore fa parte della mia identità. tutti questi ricordi sono io. io ieri. io oggi. io per sempre. in fondo mi sono evoluta. ma è come se il mio cuore più interno. la mia percezione del mondo non sia mai cambiata troppo. non sono così differente da come ero a 16 anni. non sono così differente da come ero a 11 anni. sono un sempre verde del dolore. una custode di lacrime e sangue. vorrei baci. vorrei l'amore. vorrei il sonno. ma non posso mai mollare la presa. sono lì a ricatalogare tutto dentro di me. la mole di ricordi cresce ogni anno della mia vita. ma da quando mia mamma è assente catalogare è un'attività atrofizzata. entrano nella mia libreria solo le cose che ritengo più importanti. non avrò spazio infinito di memoria. ma preferisco svalutare il presente. vivere in na bellezza passata. tanto il dolore permea ogni linea temporale possibile. che io sia assente a me stessa ora. o presente. poco importa. soffrirò come un cane investito e trascinato in ogni caso. tanto vale custodire gelosamente. ripetere tutto. riviverlo in infiniti cicli. non dimenticherò niente. piuttosto dimenticherò me stessa. sul bordo di una strada. dentro un fosso. a terra morta.
ancora una volta ho impugnato una corona in mezzo a tantissimi spettatori. l'ho posata sul mio capo tremando. in questi mesi. questo ultimo anno e mezzo ho combattuto. come sempre. come ogni giorno. aprendo gli occhi. un piede giù dal letto e la mente che inizia a correre caotica. prevedendo quali campi saranno terreno di battaglia oggi. domani. quali lo sono stati ieri. appena sveglia sono già pronta. enormemente stanca. dopo aver passato mesi in campi di battaglia interni. e ancora una volta scivolata lungo ripide pareti scoscese. spaccandomi le mani in carne viva. e rischiando che il mio nucleo più nero. quell'oscurità che alberga alla mia radice. mi prendesse del tutto. è stata l'ennesima arrampicata titanica per uscire da me stessa. mentre all'esterno maldestra ho continuato a combattere anche contro il mondo. a occhi rovesciati mentre mi cerco su queste pareti rocciose. un tanfo nauseabondo proviene dalla palude che è il mio nucleo. quel buco nero. affamato di amo...
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