arriva il crepuscolo. soffice velluto rosato si stende a pieghe partendo dal sole. ed è come se partissero dal mio cuore. enormi pieghe. piaghe di carne aperta. all'aria. mentre un periodo che sembra dolce quando la polpa di una pesca si chiude. o fore era tempo che aveva iniziato a svanire. l'aria sa di acredine. come se tutta la terra attorno a me fosse stata bruciata. io al centro di una distesa di genere grigia. e carbone nero. materiale carbonizzato affilato. come una lama. come migliaia di lame. nascoste stotto volatile e sofficie cenere. che come un manto di neve ricopre tutto. sto invecchiando. si avvicina l'età in cui si presuma io come donna abbia dei figli. ma non voglio generare nulla. dal mio dolore. non voglio generare nulla in questo mondo carbonizzato. non voglio generare nulla e basta. potrei cambiare idea. potrei stare meglio. camminare su una pesca sofficie e profumata. chi lo sa. sangue mi cola dalle piaghe che partono dal cuore. vorrei solo che tutto smettesse. cessasse. sparisse per sempre. e l'unica possibilità è sparire. cancellare tutto. cancellando me. è insopportabile. questa vita. questo nulla di buono che la quotidianità ha sempre inserbo per me. vorrei poter lavare la mia mente. come si lava un lenzuolo. sporco di sangue fresco. eppure vorrei tenere tutto là immobile. un museo di scempio. quanto vorrei toccare ancora la tua pelle. mi sento incompleta da quando ti ho perso. più incompleta. perchè di inquitdinre ce n'è stata sempre. in verità. un cielo tempestoso di inquietudine. acqua gelida sferzante a secchi addosso. ma prima potevo abbracciarti. sentirmi dire cose speciali. in continuazione. sembrava esistessi per tenermi al riparo da questo fuoco divoratore. che ha bruciato tutto attorno a me.il tramondo ha incendiato pure il cielo. brucia il mio cuore. brucierò anche io. poco alla volta. una crosta di sangue.
ancora una volta ho impugnato una corona in mezzo a tantissimi spettatori. l'ho posata sul mio capo tremando. in questi mesi. questo ultimo anno e mezzo ho combattuto. come sempre. come ogni giorno. aprendo gli occhi. un piede giù dal letto e la mente che inizia a correre caotica. prevedendo quali campi saranno terreno di battaglia oggi. domani. quali lo sono stati ieri. appena sveglia sono già pronta. enormemente stanca. dopo aver passato mesi in campi di battaglia interni. e ancora una volta scivolata lungo ripide pareti scoscese. spaccandomi le mani in carne viva. e rischiando che il mio nucleo più nero. quell'oscurità che alberga alla mia radice. mi prendesse del tutto. è stata l'ennesima arrampicata titanica per uscire da me stessa. mentre all'esterno maldestra ho continuato a combattere anche contro il mondo. a occhi rovesciati mentre mi cerco su queste pareti rocciose. un tanfo nauseabondo proviene dalla palude che è il mio nucleo. quel buco nero. affamato di amo...
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