i raggi dell'alba si fanno strada nella mia stanza. una luminescenza rosa imbeve tutto. lentamente. diventa arancione. il cielo si apre lentamente. e poi sempre più veloce. la luce è gialla. poi bianca. i raggi di sole sfondano la mia finestra. vorrei riposare. ma non posso. nulla di me al momento si riesce a fermare. anche mentre distesa sul letto. lascio che i raggi di soli si arrampichino lungo il mio corpo. i piedi. le cosce. la pancia. ormai è giorno. un nuovo giorno. mi alzo. e ancora ci provo. per l'ennesima volta. scendo in cucina. apro la finestra. lascio la luce penetrare in questa casa vuota. lascio i raggi di sole penetrare nella mia carne. mentre cerco l'ultimo tepore dell'estate. un anno fa. in questo periodo. ero distrutta. lo sono ancora oggi. anche se ho messo ordine tra le macerie. un anno fa. in questo periodo. ero terrorizzata. lo sono ancora oggi. anche se nel frattempo mi sono evoluta. un anno fa. in questo periodo. ero schiava dell'alcol. non c'era giorno che non fossi ebbra la sera. per dimenticare che non sapevo dove stavo andando. non lo so tutt'ora. sono ormai giovane e vecchia al tempo stesso. sono piena di possibilità. e allo stesso tempo schiava. ancora. perchè non conosco libertà. questa volta non è l'alcol il mio padrone. questa volta la sete di conoscenza. la fretta di evolvermi ancora. il terrore di non essere abbastanza. per questo livello della vita. sono i miei padroni. la stanchezza totale verso i rapporti interpersonali. l'amore per tutte le persone che non mi amano affatto. sono i pesi di piombo sulle mie caviglie. la certezza. irrazionale. la certezza. malata. la certezza. senza nessun fondamento. ancora una volta. di non meritare niente. ancora una volta. la mia vita è dominata dalla mancanza. dolorosa assenza. quello che ho in mano non mi basta mai. mi guardo alle spalle. quante albe ho visto in sette anni. quante evoluzioni. quante volte mi sono detta. che il momento per provarci ancora. e ancora una volta. e mille altre volte. il momento di provarci ancora. di trovare un posto. di trovare un equilibrio. nonostante la lucidità. non sono lontana da quello che ero. ho solo cambiato ossessione. cercando ossessioni sane. sfinendomi all'inverosimile. per non darmi modo. di precipitare ancora una volta in una spirale autodistruttiva. mi guardo alle spalle. piango. la mia sensazione dominante è. che per quanto io ci provi. il mio impegno. le mie doti. il mio carattere. non siano sufficienti. per uscirne. il mio cuore è spezzato. anche se è tutto cucito assieme. i punti fanno male. le parti non interagiscono tra loro. sono come un vaso rotto che è stato rimesso assieme con la colla. di fretta. da qualcuno di stanco. e arrabbiato.  sono intera. ma si vedono le crepe. sono intera ma perdo il mio contenuto. come un vaso di cui qualche frammento è andato perso. e dopo essere stato ricomposto. riempito d'acqua combina un disastro. la parte portante però. il pilastro di tutto. è che in realtà non ha importanza. non ha importanza per nessuno. nemmeno per me. alla fine che cosa importa. niente. oltre al puro impegno. il resto è tortura. una tortura che mi costruisco ogni giorno. pesi enormi che mi carico sulle spalle ogni mattina. mentre poggio i piedi a terra prima di alzarmi. piangendo. dovrei evolvermi su questo livello. ci sto provando. ma tutto quello che è stato. tutto quello che è. questo mondo. la mia vita. la mia anima. io non riesco a lasciarlo indietro. o a metterlo da parte. è sempre tutto. oppure niente. tutto nero. oppure bianco. mentre sento i raggi di sole scaldare dolcemente la stanza. osservo. i raggi di sole si fanno strada nella mia stanza. e io distesa. appena apro gli occhi ne osservo la bellezza. e piango. piango perchè dovrò provarci ancora. oggi. come domani. e mille altre albe mi aspettano. mentre sulle spalle i pesi aumentano. con il procedere della vita. mentre mi faccio carico di tutto. anche di ciò che agli altri non importa. a me importa di tutto moltissimo. troppo. ogni giorno. apro gli occhi su una nuova alba e piango.

Commenti